domenica 16 marzo 2014

Maschera, il libro di Vincenzo Monfregola - intervista a cura di Michela Zanarella su Italia & Taxi

Vincenzo Monfregola, autore di Maschera, silloge poetica edita da egoEdizioni si racconta in versi in modo semplice ed autentico. Nato a Napoli, si dedica alla scrittura ottenendo buoni risultati in diversi concorsi letterari.Fonda nel 2001 il Centro Laboratorio Poetico per la crescita della cultura, affinché sia sostegno di solidarietà verso chi ne ha veramente bisogno.

M.Z.:Maschera, la tua silloge edita da egoEdizioni, mi fa pensare a Pirandello che ha basato buona parte dei suoi lavori sul concetto di maschera. Ognuno di noi porta una maschera, tutti cerchiamo di adattarci alle situazioni scegliendo la maschera più opportuna. C'è qualche affinità pirandelliana nella tua raccolta poetica? Come è nato questo libro e perché questo titolo?

Vincenzo Monfregola: Premetto che amo in modo smisurato tutto quello che Pirandello ha regalato alla letteratura, credo che autori del suo calibro siano paragonabili ai "fuoriclasse" dalle doti irripetibili nel corso della storia, Pirandello, Svevo, Merini e tanti altri ancora sono unici ognuno nel proprio genere; parliamo dell'arte allo stato puro, ed essere artisti di parole non è cosa semplice, lungi da me ogni minima misura di avvicinamento a colossi di tale spessore come lo è stato, lo è e continuerà ad esserlo Pirandello.

"Maschera" nasce come silloge nel 2012 e pubblicata a Maggio 2013 da egoEdizioni, ma la poesia che regala il titolo all'intera raccolta l'ho scritta nel 2002; son passati dieci lunghi anni da quando con la stessa vinsi il Primo Premio al Concorso Letterario "MEGARIS" di Napoli, uno dei concorsi più conosciuti ed ambiti dagli emergenti del tempo, testate giornalistiche come IL MATTINO rivolgevano la loro attenzione a questo evento che si ripeteva tutti gli anni. 
Era nei miei progetti darle giusta luce per quanto questa lirica mi ha portato, di sicuro ha dato un'impronta abbastanza decisa al mio esordio, oggi ringrazio chi ha creduto in questo progetto realizzando un "in sospeso".

M.Z.:I tuoi versi appaiono essenziali, qual è il tuo concetto di poesia e come ti sei avvicinato a questa forma di scrittura?
Vincenzo Monfregola: Poetare per me deve essere un processo vissuto e consumato in un modo completamente spontaneo, trovo che dal momento in cui si cerca il termine o la punteggiatura preziosa o particolare che sia, per dare luce abbagliante a quanto si scrive, diventa un qualcosa che definirei "compromesso"; nel momento in cui nasce questa sorta di processo, magari involontario, si sta cercando di impreziosire quanto racconta una parola che può normalmente vestire, ed essere ugualmente preziosa, con la sola semplicità.

Scrivere poesie dovrebbe essere "un raccontarsi" in modo velato o meno, può essere addirittura intuitivo ma comunque mai scontato, poetare è scrivere di quanto l'anima veste tutti i giorni.
Mi avvicino a questa forma di scrittura durante l'adolescenza, ma mai mi è stato chiaro e lampante che si trattasse di poesia, ne ho maturato l'identificazione con il tempo, gradualmente, fino a quando è stato chiaro ed evidente il "nome" da appropriare a questa mia passione, "poesia".



M.Z.: Non ho mai nascosto/il mio amore per la semplicità/a nessuno". Cos' è per te la semplicità?

Vincenzo Monfregola: La semplicità è "essere" e "viversi" con totale disinvoltura, senza dover dar conto ad etichette obbligate o lustrini preziosi, tutte cose che portano all'apparire e non al senso che questa vita cerca di urlarci tutti i giorni. Prendiamo la natura, il verde che ci circonda, i fiori, i colori dei fiori, del cielo, delle ali delle farfalle e degli uccelli, sono tutte cose belle per come la natura ce le ha regalate, "sono" quello che vediamo e tocchiamo tutti i giorni, peccato ci lasciamo facilmente distrarre da tutto quello che è costruito per apparire e non per essere.
M.Z.: "Tutto ciò che è profondo ama la maschera". Sei d'accordo con questa citazione di Nietsche?
Vincenzo Monfregola: Sono d'accordo nella misura giusta, c'è sempre da lasciar aperte le porte del confronto e del ricredersi, anche perché un'affermazione come questa può portare sfaccettature talmente svariate che potremmo scriverne un trattato.

E' vero Nietsche mette per iscritto la verità di tutte quelle maschere che cercano di nascondere quanto di più prezioso affettivamente un uomo possa ricevere durante il corso della propria vita, credo che chiunque provi a "mascherare" quanto quell'IO così "attento" cerca di nascondere allo sguardo straniero; ma contrariamente da quanto scritto poc'anzi, potrebbe essere "l'attento" anche l'interlocutore che con occhi sensibili sente cose che la bocca non dice.

M.Z.: Molti sono i poeti che hanno scritto poesie dedicate alla maschera, da Trilussa a Montale. Ritieni che questa tematica coinvolga ancora la società?
Vincenzo Monfregola: Questa tematica coinvolge e comprometterà ancora chissà per quanto tempo la nostra società, si tende sempre e troppo spesso ad indossar la maschera, per non sentirsi se stessi, per non apparire in modo diverso da quanto la massa impone d'essere. 

Per quanto aperta possa sembrare la mentalità del nostro mondo credo difficile, se non impossibile, che si convenga della luce propria, è molto più semplice riflettere d'altro, diversamente costerebbe troppo coraggio.

M.Z.: Il rapporto affettivo-letterario con la tua città d'origine?
Vincenzo Monfregola: E' un rapporto difficile, come tutti sappiamo la poesia per quanto bella sia, porta veramente un'interesse ridottissimo a chi di libri ne mangia come il pane a mezzogiorno. 

Napoli è una città piena di storia ed arte, ma le problematiche che inginocchiano l'intera popolazione di una città così provata dagli eventi, rende veramente difficile trovare spazio per chi ama "scrivere" e magari condividere con quanti la poesia potrebbero amarla. Non è impossibile, ma il corso della storia ci dimostra che tutto quello che è "letterario" vive una grossa minaccia destinata all'estinzione della specie. Spero in tempi migliori, tempi che magari con la repressione della futilità, e quindi un decorso tempistico tecnologico, possa portare il senso delle cose ad ogni cosa, come il gusto di perdersi tra le parole di un buon libro.

M.Z.: Progetti per il futuro?
Vincenzo Monfregola:Tanti, ma nessuno ufficializzabile in quanto amo, ultimamente, vivermi passo per passo, giorno per giorno, quindi se il tempo vorrà io racconti altro, sarà il tempo stesso a darmi la possibilità di poterlo fare.


Michela Zanarella
FONTE: Italia & Taxi

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